26/06/2008

PUGNALATO UN RAGAZZO DI 25 ANNI A TERMINI IMERESE

Il fatto risale a sabato, la vittima è in prognosi riservata

Tentato omicidio a Termini Imerese
Accoltellato un giovane di 25 anni

Tentato omicidio a Termini Imerese, grosso centro del palermitano. Sabato sera, ma la notizia è trapelata soltanto oggi, un giovane di 25 anni, Giovanni Rinaldo, disoccupato pregiudicato, è stato vittima di un accoltellamento. Immediatamente trasportato all'ospedale 'San Ciminò, i medici gli hanno riscontrato ferite dal arma da punta e taglio nella regione addominale. Il giovane si trova in prognosi riservata.

Secondo gli investigatori il movente del tentato omicidio è da ricondurre a dissidi tra soggetti gravitanti nella criminalità comune locale. Giovanni Rinaldo è amico di Tommaso Calafiore, assassinato in piazza S. Carlo a Termini Imerese. Il 14 maggio scorso Calafiore fu raggiunto a distanza ravvicinata da due colpi di fucile e morì sul colpo. Gli investigatori stanno cercando di capire se l'omicidio e il tentato omicidio siano collegati. Per tutta la notte di sabato e per tutta domenica sono stati ascoltati testimoni per far luce sulla vicenda.

I carabinieri del gruppo di Monreale e della Compagnia di Termini Imerese hanno eseguito 3 fermi di indiziato di delitto nei confronti di 3 persone ritenute responsabili in concorso del tentativo di omicidio di Giovanni Rinaldo. Il giovane di 25 anni è stato accoltellato sabato scorso in una sala giochi a Termini Imerese. Le sue condizioni sono gravi. Rinaldo si trova in prognosi riservata. E' stato accoltellato all'addome.

L'inchiesta, condotta dai carabinieri del gruppo di Monreale e
della compagnia di Termini Imerese, è stata coordinata dal pm
della Procura di Termini, Rosa Caramia. I tre fermati sono Giovanni Iannolino, 47 anni, Nicolò Iannolino 28 anni e Antonino Fardella, 30 anni, tutti accusati di tentativo di omicidio. Sono tutti accusati di tentato omicidio. I militari sono arrivati ai tre sospettati grazie a una telecamera di videosorveglianza installata nella sala giochi in cui è avvenuta l'aggressione, che ha ripreso tutte le fasi del delitto.
red (23 giu 2008)

 

Fonte: Ateneonline.it

18/06/2008

MUORE ALL'ULTIMO GIORNO DI LAVORO

Muore all'ultimo giorno di lavoro
Due giorni dopo la tragedia di Mineo, ancora una morte bianca in Sicilia. Alla Centrale Enel di Termini un operaio precario cade da un ponteggio. Domenico Cagnina aveva 44 anni è stato soccorso da uno dei suoi quattro figli

Morire per 350 euro, all´ultimo giorno di un contratto di due settimane. Due giorni dopo la tragedia con sei vittime di Mineo, ieri il mondo del lavoro siciliano è stato scosso da un´altra morte bianca: un operaio di una ditta di Messina impegnato nella manutenzione degli impianti della centrale Enel di Termini Imerese, ha perso la vita scivolando da un´impalcatura e battendo violentemente la testa.

Intorno alle 9 Domenico Cagnina, 44 anni, operaio precario della Marine srl, stava sistemando la guarnizione di una pompa idraulica su un ponteggio alto 2 metri e 80 centimetri. Uno sforzo eccessivo e l´improvvisa perdita dell´equilibrio lo hanno fatto piombare sul pavimento: la balaustra che avrebbe dovuto proteggerlo è diventata il perno sul quale il corpo dell´uomo ha ruotato verso il vuoto. Cagnina, che dai primi rilievi sembra che indossasse il casco protettivo, ha sbattuto violentemente la tempia a terra. La morte è stata immediata.

È probabile che il meccanismo sul quale l´operaio stesse lavorando abbia opposto resistenza, e che Cagnina abbia tentato di sbloccarlo con un piede di porco rosso, rinvenuto vicino al cadavere. Alla scena ha assistito un collega di Cagnina, Girolamo Varisco, precario anche lui. L´urlo dell´uomo durante la tragica caduta ha richiamato anche il figlio Vittorio, 21 anni, impiegato anche lui della Marine, che stava lavorando in un capannone accanto. Si erano salutati cinque minuti prima, all´inizio del turno di lavoro. Il giovane ha anche provato a rianimare il padre, ma ogni tentativo è stato inutile. L´uomo non respirava più.

Ieri mattina al gruppo 4 della centrale Enel di Termini - messo in manutenzione dal 30 maggio scorso perché, spiegano dall´azienda elettrica «il mercato dell´energia in questo momento non ne richiede l´impiego» - sono arrivati la polizia e il pubblico ministero di Termini Imerese, Ilaria Di Somma. Il casco di Cagnina è stato ritrovato lontano dal corpo, nonostante secondo l´operaio che ha assistito all´incidente, l´uomo lo indossasse regolarmente. Sarà uno dei dettagli che accerteranno le inchieste aperte dalla Procura e dall´Enel, che ha disposto un´indagine interna sull´accaduto.


«Non me la sento di dire nulla, scusate ma non è il momento» dirà Vittorio Cagnina. Per ore Varisco, il collega di Cagnina, è rimasto sotto shock: non è riuscito a rispondere subito al magistrato, ed è stato trasportato all´ospedale di Termini. Poi è voluto tornare alla centrale. Una volta rasserenato l´uomo ha raccontato agli inquirenti che «è stata davvero una tragica casualità. Cagnina ha fatto una manovra incerta ed è caduto». Il ponteggio - che secondo i primi accertamenti non sarebbe risultato stabile - è stato posto sotto sequestro, e così anche il piede di porco rosso.

All´uscita del carro funebre dalla centrale la moglie di Cagnina ha urlato di disperazione. Ha accompagnato su un´altra auto il marito verso il Policlinico di Palermo, dove sarà effettuata l´autopsia disposta dalla Procura. Il figlio Vittorio, in maglia e pantaloni verde militare, ai giornalisti assiepati davanti ai cancelli della Ettore Majorana ha detto soltanto «Vi prego, lasciateci in pace». L´altro fratello era con lui: «Abbiate comprensione. È un momento difficile». Qualcuno racconta che a Trabia, dove viveva, Cagnina tirasse a campare nei periodi di magra vendendo pesce. La moglie dell´operaio, in auto, con il volto distrutto dal dolore ha accompagnato il carro funebre grigio verso il dipartimento di Medicina legale del Policlinico di Palermo. Cagnina lascia lei, il figlio grande e altri tre ragazzi, di 20, 6 e 3 anni.
Sarà l´autopsia ad accertare definitivamente le cause e a sciogliere i dubbi sulla morte dell´operaio.

«Una tragedia, siamo tutti disperati. E non si può non pensare a Mineo. Oggi per lavorare in troppi rischiano la vita ogni giorno» dice un anziano operaio dell´Enel. Indossa la tuta blu dell´Enel, e Cagnina quando è morto aveva soltanto dei jeans e la giacca di una tuta di ginnastica. «Quanto valevano i suoi 15 giorni di lavoro? Trecentocinquanta, quattrocento euro. Speriamo» commenta amaramente Carmelo Diliberto, segretario della Filcem Cgil siciliana.
(14 giugno 2008)



Fonte: La repubblica palermo.it

15/05/2008

Termini Imerese, freddato in pizzeria

Termini Imerese, freddato in pizzeria
La vittima è Tommaso Calafiore, 19 anni, ucciso ieri sera da un sicario a colpi di fucile. Il ragazzo era incensurato, indagini in corso dei carabinieri



TERMINI IMERESE (PALERMO) - Era incensurato Tommaso Calafiore di 19 anni assassinato ieri sera a Termini Imerese. Il giovane si trovava nella pizzeria San Carlo, nel centro del paese, quando è stato ucciso da un sicario che è entrato nel locale con il volto coperto da un passamontagna ed ha sparato con un fucile. Ed è poi fuggito.

Non risulta agli investigatori che Calafiore avesse contatti con la criminalità organizzata. I carabinieri stanno accertando quali fossero le persone che la vittima frequentava.

In caserma sono stati interrogati i familiari e gli amici del ragazzo, per scoprire quale può essere stato il movente del delitto.

A Termini Imerese si sono verificati di recente nuovi episodi di intimidazione a commercianti e imprenditori.

L'ultimo omicidio di mafia in questo centro del Palermitano è stato compiuto in maniera plateale a febbraio del 2000. Venne allora ucciso il boss Giuseppe Gaeta per strada in un agguato.Per i carabinieri Calafiore "era un perfetto sconosciuto", dicono in caserma.

Il padre della vittima fa il muratore. Saranno adesso le indagini a ricostruire le fasi del delitto e cosa abbia spinto il sicario a compierlo.

"Stiamo indagando come si dice in questi casi - aggiungono i carabinieri - in tutte le direzioni senza trascurare alcuna pista".

15/05/2008

 

Fonte: La Sicilia

14/03/2008

VENTI AD ALTA INTENSITA'

Venerdì 4 Gennaio 2008, a Termini Imerese è avvenuto un forte vento ad alta intensità. Tutti i vasi e tanti altri oggetti erano del tutto riversati per terra e i proprietari hanno dovuto fare i conti con la fatica di rimettere a posto tutto.

Il più grave danno è stato nei pressi della Via Paolo Balsamo Serpentina, circa le 15.00, dove un albero nelle vicinanze del Cinema Eden, si è staccato dal tronco bloccando la strada come vedete nelle foto e fortunatamente nessuno era al momento al passaggio con la propria auto.

Sono accorsi nel posto carabinieri, vigili urbani e i pompieri per poter rimuovere il tronco e ripristinare il traffico.

1e5889f286c2f3baaf4247707bc6cf89.jpg

b4d8aeb9192213c5c69f02548cab1cc6.jpg

            

 

 

 

 

 

 

5c53bfea703c43382677585dbfcb3a6b.jpg  Di Giuseppe Settembre

Foto di: Giuseppe Settembre

Video di: Giuseppe Settembre

4 gennaio 2008 - Ore: 23.02

DA QUANDO SI DEDICA UNA PIAZZA AL REPRESSORE?

Un giorno andai in un edicola per vedere se c’era qualcosa che mi interessasse per passare del tempo e quivi acquistai un giornale: Espero.

Leggendo notai un articolo che mi ha colpito, riguarda l’eccidio che avvenne a Caltavuturo nel gennaio del 1893, l’anno dei fasci dei lavoratori, dove dei contadini chiedevano la partizione dei territori fra la popolazione, terre che spettavano alla popolazione dopo l’abolizione dei feudi; Ma l’esercito sparò tra la folla uccidendo 13 persone.
Sono passati ben 115 anni da quest’evento. Ma la cosa che mi ha colpito di più è che l’autore della strage fu Francesco Crispi dopo che succedette a Giolitti, uomo della sinistra storica che ha una concezione autoritaria e nazionalista che accolse la richiesta degli agrari dell’intervento militare e proprio a Termini Imerese c’è una Piazza a lui dedicata, ovvero, Piazza Francesco Crispi.
Giolitti aveva sempre escluso l’uso delle armi e soprattutto aveva rimbrottato gli ufficiali che avevano ordinato di sparare contro i dimostranti. Questo perché aveva dato importanza alla vita di un essere umano e ci sono altri modi più pacifici per sistemare le questioni gravi anziché con le armi che non fanno altro che aggravare sempre di più i problemi. Giolitti aveva l’interesse di conciliare gli interessi della borghesia con quelli dell’emergente proletariato (sia agricolo che industriale)
Si può mai dedicare una Piazza ad un uomo che ha permesso un eccidio nei confronti di una popolazione che chiedeva ciò che era giusto? Che ha attaccato la democrazia dove ognuno è libero di manifestare la propria causa? Si può mai giustificare un eccidio nei confronti di un essere vivente avente anche un idea fuoriposto? In questo caso è Giolitti che avrebbe meritato la Piazza.
Io non so rispondere a questa domanda e se qualcuno possa rispondere, risponda pure.

 

Giuseppe Settembre
29 gennaio 2008 – Ore: 1.37

Articolo pubblicato nel numero 12 - anno II - del 1 Marzo 2008 del giornale ESPERO di Termini Imerese